Il respiro leggero dell’Abbruzzo

    “Soltanto molti anni dopo potetti vedere di persona gli Abruzzi e non ne fui deluso. Li percorsi in lungo e in largo fino a Chieti, all’Aquila, ad Avezzano, a Tagliacozzo. Vi raccolsi cappellate di lumachino bianche del grano insieme con mia figlia.
    Vi andavo tutte le volte che volevo respirare un pò di aria buona, cosi credevo:
    e so invece che andavo in cerca di altro, forse di me stesso.”

    Domenico Rea

    Questa estate ho voluto lasciare il mio caro vespone e le solite mete turistiche per dedicarmi a me, partire zaino in spalla e viaggiare lento passo dopo passo dicendomi “voglio mettermi in cammino”.
    E che bella scoperta “La Compagnia dei Cammini”, questa stupenda associazione che organizza cammini per tutti i gusti condividendo la giusta filosofia del viaggio lento ed etico.
    Scelgo quindi gli Abruzzi, un posto mai visto se non con passaggi veloci e già il nome del cammino trasmette tanta energia positiva: “Il respiro leggero dell’Abruzzo”, ispirato all’ononimo libro curato da Dacia Maraini.
    Partenza dall’Aquila il 3 agosto, un cammino circolare passando per il parco nazionale del Gran Sasso e i suoi paesi meravigliosi.
    È pesante vedere L’Aquila ancora segnata dal terremoto, dopo quasi dieci anni dal fatidico 6 aprile 2009.
    Ma l’abruzzo è per una terra forte, tenace! Sarà frutto dell’eredità delle loro storie? Tra tutte, mi ha colpito molto la storia della transumanza. Fino alla fine degli anni settanta i pastori (anche pastori donne), portavano il proprio bestiame da L’Aquila fino ai territori di Foggia, impiegandoci ventotto giorni, prima dell’arrivo dell’inverno. Restavano lì per sette, otto mesi. Prova per un attimo ad immaginare queste persone, queste famiglie, queste coppie lontane, separate, divise per così tanto tempo e da così tanti chilometri. Al punto tale che queste persone finivano per parlare dialetti diversi, se non le parole almeno nel loro accento e ancora oggi resta qualche testimonianza negli anziani dei paesi.
    L’altro grande insegnamento non viene dalla terra dell’Abruzzo ma dallo spirito del cammino, del viaggio a piedi con lo zaino in spalla. La prima grande lezione è proprio lo zaino, già dalla sua preparazione. Perché bisogna portare il giusto necessario, l’essenziale. Ciò che è superfluo pesa e il peso te lo devi portare sulle spalle. Questo dovrebbe farci rifletter molto su quanti pesi ci portiamo dentro e quanti ne potremmo lasciare andare.
    Proprio a questo proposito ricordo e ringrazio Francesco, il compagno più grande d’età della nostra compagnia. É stato testimonianza e dimostrazione di forza: nonostante i suoi settantaquattro anni, portava il suo zaino in dignitoso silenzio! Una bella lezione per tutti. Ringrazio anche gli altri compagni: Alessia, Alessandro, Davide, Luigi, Nicola e Roberto!
    Un grande ringraziamento va alla guida Alberto Liberati che ci ha trasmesso conoscenze, tantissime informazioni ma soprattutto ci ha trasmesso l’amore per la sua terra, ci ha messo il cuore e si sentiva. Infatti noi tutti alla fine del percorso l’abbiamo riconosciuto e sentivamo di averci messo non solo le spalle e le gambe, ma davvero di averci messo e lasciato il cuore in questi passi, su ogni sentiero.
    Bisogna metterci anche gli occhi! Quanti incontri, anche con animali! Tra tutti gli incontri, due resteranno per sempre impressi dentro di me. Il primo è quello con una simpatica vipera spaparanza al sole proprio sul sentiero, che ho visto giusto in tempo e in maniera ravvicinata, trovandomi io in quel momento in testa al gruppo. Camminare è bello e richiede presenza a sé stessi e la giusta attenzione! Le sorprese e gli incontri possono essere anche meravigliosi e più a cuor (e respiro) leggero, come quello con il Daino che di prima mattina scappa da noi abbastanza silenziosi e riflessivi e a poca distanza ci zampetta davanti.
    Quanti di questi incontri con gli abitanti (flora e fauna animale e non), quanti sapori, quanti ricordi ciascuno di noi ha portato con sé alla fine di viaggio!
    Di tutto ciò il simbolo di questo viaggio per me è un tipo di lumaca, la lumaca bianca dell’Abruzzo, come viene citata spesso dagli autori, abruzzesi e non, che ne hanno scritto. È questo animale molto piccolo che si ritrova sospeso ai fili d’erba e agli steli del grano, esce prima della notte e anche al mattino rimane appesa. Per me è senza dubbio la rappresentazione di noi uomini, noi piccoli uomini, di fronte questa immensa natura, appesi a un filo, con la nostra casa sempre sulle spalle (come lo zaino) e che non siamo soli, basta guardare qualche filo più in là ed ecco che c’è un’altra lumaca, o sul nostro filo stesso siamo in buona compagnia.

    Sono tornato con un misto di ricchezza e malinconia. Sono tornato leggero di tanti tesori scoperti fuori e dentro di me. Si chiude un cammino e se ne aprono altri. Buoni passi a tutti.

    “Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
    Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
    lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
    scendono all’Adriatico selvaggio
    che verde è come i pascoli dei monti.”
    Gabriele D’Annunzio